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Epicondilite: cos’è, come si riconosce e perché il dolore al gomito non va sottovalutato


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gomito del tennista

Il cosiddetto «gomito del tennista» colpisce sportivi e non sportivi, e dietro un dolore che sembra banale può nascondersi un quadro tendineo che richiede attenzione. Cosa è davvero l’epicondilite, e perché serve uno sguardo integrato.

L’epicondilite — più conosciuta come «gomito del tennista» — è una delle tendinopatie più diffuse dell’arto superiore. Compare con un dolore localizzato sul lato esterno del gomito, spesso lieve all’inizio, che tende a peggiorare con l’uso della mano e del polso. È un disturbo che si associa istintivamente al tennis, ma in realtà coinvolge anche chi non ha mai impugnato una racchetta: lavori manuali, mouse e tastiera, attrezzi da giardino, sport con racchetta come padel e squash. Lo Studio Atlas, specializzato in ortopedia e chiropratica, vede ogni anno molti pazienti con dolori al gomito che hanno provato a ignorarli per mesi: il messaggio principale è che individuare la causa per tempo cambia molto la prognosi.

In questo articolo vediamo cos’è l’epicondilite, da cosa nasce, quali segnali non vanno trascurati e perché un approccio che unisce visita ortopedica e visita chiropratica può fare la differenza nel percorso di recupero.

Hai un dolore persistente al gomito che peggiora con il movimento?Una valutazione mirata può aiutarti a capire se si tratta di epicondilite e quale strategia adottare per stare meglio, senza farmaci dove possibile.
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Cos’è l’epicondilite (e perché si chiama «gomito del tennista»)

L’epicondilite — più correttamente epicondilite laterale — è un’infiammazione e una degenerazione dei tendini che si inseriscono sull’epicondilo laterale, la piccola sporgenza ossea che si sente sulla parte esterna del gomito. Da quel punto partono i tendini dei muscoli che estendono il polso e le dita: ogni volta che apriamo la mano, solleviamo un oggetto o ruotiamo il polso, quei tendini lavorano. Quando lo fanno troppo, troppo a lungo o in modo scorretto, le fibre tendinee si micro-lesionano e l’organismo fatica a ripararle. Il risultato è una tendinopatia cronica, dove il dolore non è solo «infiammazione» in senso classico, ma anche disorganizzazione del tessuto.

Il soprannome «gomito del tennista» nasce dal gesto del rovescio nel tennis, che sollecita ripetutamente questi tendini. Ma è un’etichetta fuorviante: studi clinici stimano che meno del 10% dei casi riguardi tennisti veri e propri. La grande maggioranza dei pazienti che arriva in studio ha mestieri o abitudini che coinvolgono mani e polsi in modo ripetitivo: idraulici, falegnami, sarte, parrucchieri, cuochi, impiegati che passano ore al computer, appassionati di fai-da-te, padelisti. L’epicondilite colpisce con maggiore frequenza tra i 35 e i 55 anni, sia uomini che donne.

Esiste anche una variante meno frequente, l’epicondilite mediale, chiamata «gomito del golfista», che interessa invece i tendini sul lato interno del gomito. I meccanismi sono simili, ma sintomi e zona dolorante sono speculari. Per questo motivo, anche di fronte a un dolore che sembra «tipico», è importante non dare per scontata la diagnosi: serve una valutazione clinica che distingua tra epicondilite vera e propria, problemi cervicali che danno dolore irradiato al gomito, sindromi compressive dei nervi periferici o tendinopatie di altri muscoli.

Le cause più comuni dell’epicondilite

L’epicondilite è quasi sempre una patologia da sovraccarico: il tendine non cede per un singolo evento traumatico, ma cede per somma di tante sollecitazioni ripetute. I fattori che più spesso contribuiscono sono questi:

  • Gesti ripetitivi della mano e del polso — usare un cacciavite o una pinza per ore, dipingere, tagliare verdure, suonare uno strumento, montare componenti, fare pulizie con movimenti rotatori del polso.
  • Sport con racchetta praticati senza preparazione tecnica — tennis, padel, squash, ping pong giocati con impugnatura scorretta, racchetta non bilanciata, colpi tecnici imprecisi.
  • Lavoro al computer — uso prolungato di mouse, tastiera e trackpad, soprattutto senza supporto al polso e con postura della spalla scorretta.
  • Sollevamento di carichi con palmo rivolto verso il basso — molto più stressante per i tendini estensori rispetto a un sollevamento con palmo in alto.
  • Postura scorretta di spalla e cervicale — quando le strutture sopra al gomito non lavorano bene, il carico finisce per accumularsi sulle articolazioni e sui tendini più periferici.
  • Età e cambiamenti tendinei — dopo i 35 anni i tendini perdono progressivamente elasticità e capacità di riparazione, rendendo più probabili le tendinopatie.

Un aspetto che merita attenzione: una stessa attività può essere innocua per una persona e problematica per un’altra. Dipende dalla postura, dall’allineamento di spalla e colonna, dalla forza dei muscoli stabilizzatori, dalla mobilità del polso e dell’avambraccio. È per questo motivo che il modo più efficace di affrontare l’epicondilite è quasi sempre quello di guardare oltre il gomito, esaminando come si muove l’intero arto superiore e come si carica la colonna cervicale.

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Sintomi e segnali da non sottovalutare

L’epicondilite non parte mai con un dolore acuto. Inizia con un fastidio sottile sul lato esterno del gomito, che molti pazienti descrivono come «un dolorino fastidioso quando stringo qualcosa». È proprio questa fase iniziale a essere ingannevole: il dolore va e viene, sembra peggiorare con certi gesti e poi sparire da solo. Il rischio è di trascurarlo finché non diventa così intenso da limitare le attività di tutti i giorni — afferrare una tazzina, girare la chiave nella serratura, sollevare una borsa della spesa.

I segnali più tipici da non sottovalutare sono:

  • Dolore puntiforme sul lato esterno del gomito, che si accentua premendo sull’epicondilo.
  • Peggioramento con la prensione — stringere oggetti, soprattutto con il palmo rivolto verso il basso, scatena dolore.
  • Debolezza nella presa — non si riesce a tenere in mano oggetti pesanti come prima.
  • Dolore quando si solleva un oggetto a braccio teso, come una bottiglia d’acqua o una pentola.
  • Rigidità mattutina al gomito che si attenua dopo qualche minuto di movimento.
  • Irradiazione del dolore lungo l’avambraccio verso il polso, in alcuni casi.

Un segnale di allarme importante è la persistenza del dolore oltre le due-tre settimane, soprattutto se accompagnata da debolezza progressiva. A questo punto l’autotrattamento — riposo, ghiaccio, antidolorifici da banco — di solito non basta più, perché il problema non è solo infiammatorio ma anche di degenerazione tendinea, e richiede una valutazione specialistica. Vale anche la pena distinguere l’epicondilite da altri quadri clinici con sintomi simili: un dolore cervico-brachiale, una sofferenza del nervo radiale, una piccola lesione legamentosa, una sublussazione di un’articolazione del polso possono dare quadri molto simili e richiedono trattamenti diversi.

Perché serve uno sguardo integrato ortopedico e chiropratico

L’epicondilite è un caso emblematico di patologia in cui un singolo punto di vista clinico non basta. La parte ortopedica permette di stabilire con precisione la diagnosi — distinguendo tra tendinopatia, sindrome del tunnel radiale, problema articolare del gomito, riferimento cervicale — e di indicare se servano accertamenti come ecografia o risonanza. Il Dott. Alexander Meersseman, chirurgo ortopedico dello Studio Atlas, durante la visita valuta il gomito non solo come articolazione isolata, ma all’interno di tutto l’arto superiore.

Allo stesso tempo, la prospettiva chiropratica permette di capire perché il sovraccarico si è accumulato proprio in quel punto. Spesso il vero «debito posturale» non si trova nel gomito, ma più a monte: una spalla che non si muove bene, una cervicale rigida, una zona dorsale bloccata costringono i muscoli dell’avambraccio a lavorare in compenso. Intervenire solo sul tendine senza risolvere il quadro funzionale a monte significa quasi sempre vedere il problema tornare dopo qualche settimana. Le tecniche chiropratiche usate in studio — Gonstead, Applied Kinesiology, Functional Neurology, Sacro Occipital Technique — permettono di lavorare con precisione su tutta la catena.

In Atlas la combinazione tra visita ortopedica e visita chiropratica avviene nello stesso appuntamento, con due specialisti che condividono il caso fin dal primo momento. Per il paziente significa una sola visita per avere due chiavi di lettura, un piano di lavoro coordinato e un’idea chiara di che cosa fare. È un modello che, di fronte a tendinopatie come l’epicondilite, riduce in maniera tangibile il tempo necessario per impostare la terapia giusta.

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Quando rivolgersi a uno specialista

Esiste una zona grigia in cui il dolore al gomito può sembrare gestibile con qualche giorno di riposo e ghiaccio. È normale aspettare un po’ prima di consultare un professionista. Tuttavia ci sono situazioni in cui rimandare significa peggiorare la prognosi, perché i tendini hanno una capacità rigenerativa lenta e una tendinopatia cronicizzata è molto più difficile da risolvere di una in fase iniziale.

Vale la pena prenotare una visita quando:

  • Il dolore dura da più di tre-quattro settimane nonostante riposo e antidolorifici occasionali.
  • Il dolore limita gesti quotidiani come sollevare una borsa, aprire un barattolo, lavorare al computer per più di qualche minuto.
  • Si avverte debolezza evidente nella presa o nel sollevamento di oggetti leggeri.
  • Il dolore si irradia verso l’avambraccio, il polso o la mano, oppure compare un formicolio.
  • Il dolore è bilaterale (entrambi i gomiti) — segno che spesso il problema è posturale e non locale.
  • Hai già provato fisioterapia o tutori senza beneficio duraturo — può servire un altro punto di vista clinico.

La regola pratica è semplice: più precoce è la diagnosi, più ampie sono le opzioni di trattamento conservativo. Una valutazione integrata permette di capire se è sufficiente un piano di riabilitazione mirato, oppure se serve approfondire con accertamenti diagnostici, modifiche ergonomiche del lavoro, attività di rinforzo. Nei casi più resistenti, esistono soluzioni mininvasive che vengono valutate caso per caso. Quello che la nostra esperienza clinica conferma è che intervenire entro i primi mesi cambia profondamente l’esito.

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Lo Studio Atlas è un punto di riferimento per chi cerca un approccio integrato chiropratico-ortopedico in Lombardia. Nel nostro centro nel cuore di Milano il chiropratico Dott. Luc Meersseman e il chirurgo ortopedico Dott. Alexander Meersseman — lavorano insieme sullo stesso paziente, condividendo la valutazione e il piano di trattamento.

Per una patologia come l’epicondilite, questa modalità di lavoro permette di unire la precisione diagnostica ortopedica con la lettura globale della meccanica corporea tipica della chiropratica. Significa non solo «curare il gomito», ma capire perché quel gomito si è ammalato e che cosa serve perché il problema non si ripresenti.

La nostra filosofia è chiara: ridare al paziente il suo benessere in modo naturale e senza farmaci quando possibile, proponendo strumenti non invasivi che lavorino sulle cause e non solo sui sintomi. Per chi convive da tempo con un dolore al gomito che non passa, è un punto di partenza che spesso fa la differenza.

 

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